Intervista da Degni di Nota di Chiara Marra

ArtemisiA Grinta e delicatezza, un sound tra il power rock e il trash metal che si dispiega su testi da cantautori. Tutto questo supportato da una one woman show: Anna Ballarin, leader senza nemici in un sound spesso maschile, salvo poche eccezioni. Anna, qual è la tua esperienza in merito in questo indie italiano dalle poche ‘cantantesse’?

Diciamo che mi ci sono buttata a capofitto nel progetto ArtemisiA. La mia voce risultava  a molti non indicata per questo genere ma, siccome io adoro le sfide, ci ho messo tutta me stessa e i risultati attualmente devo dire mi soddisfano molto! 

Atmosfere di contrasto quelle del vostro disco, arrangiamenti in prevalenza adrenalinici ma testi profondamente intimistici. Come avete fatto ad impostare questo connubio?

La cosa è nata in modo del tutto naturale, ovvero: quando Vito (il chitarrista) mi ha coinvolto in questo progetto, mi fece ascoltare dei “riffoni” che forse poco si sposavano con il mio tipo di voce ma che, nel evolversi del progetto, i pezzi si coloravano di una atmosfera alquanto intrigante in contrasto appunto tra un sound molto sanguigno ed il timbro della mia voce che ci ha convinti a procedere per questa strada.

Gocce d’Assenzio è il vostro secondo disco: esce ad un anno dal vostro esordio e dopo 4 anni di attività fatta di contest e concerti. Quali nuovi obiettivi avete raggiunto con questo nuovo disco?

Senza dubbio una maturita’artistica che ci fa’ ben sperare per il futuro e sicuramente abbiamo acquisito un certa credibilita’ agli occhi dei nostri fans e della critica.

Un compagno di viaggio della vostra carriera è stato Andrea Rigonat, chitarrista di Elisa, con cui avete registrato il vostro disco d’esordio. Eppure, a parte per Pearl Days, il sound di Elisa Toffoli è molto distante dal vostro realizzato dal capillare Vito Flebus. Quali frutti ha dato questo sodalizio?

Intanto devo dire che Andrea Rigonat e’un musicista completo che ci ha arricchito professionalmente consigliandoci come muoverci tra i mille vicoli di uno studio di registrazione. Il nostro sound pur essendo piu’ “cattivo” ha anche molte parti di “respiro” come in“Cancello il nome” o “Impassibile” che hanno tratto giovamento dalle sonorità dello studio di Andrea.

Andiamo al titolo del disco, Gocce d’assenzio. Il legame con il nome della vostra band è altamente correlato: l’artemisia è una pianta officinale con cui l’assenzio viene prodotto. Quanto c’è in questo simbolismo nella vostra musica?

Il pensiero che l’olio della pianta dell’artemisia venisse usata da famosi poeti dell’800 tipo : Mallarmè, Verlaine e Rimbaud per trarre ispirazioni per le proprie opere, ci ha intrigato parecchio. ArtemisiA è un nome mistico, surreale, degno di un gruppo di persone creative come noi .

Dal simbolismo alla grafica, Isabella Pers firma l’artwork del vostro booklet, una scelta acquerellata e limpida: una scelta di contrasto o coerenza con il vostro sound/writing di carezza in un pugno?

Sicuramente una scelta coerente che già si denota dal front della cover, dove campeggia un volto con due occhi in contrasto tra loro che vanno a simboleggiare il lato buono ed il lato oscuro di ognuno di noi un po’ come la nostra musica.
E poi diciamocelo perche è  un bellissimo booklet!!

In questo disco Hammond e fisarmonica ma anche sprazzi acustici segnano il passo a tratti del vostro disco. Siete eterogenei, ma si può parlare di un disco di transizione?

Con “Gocce d’assenzio” non ci siamo posti alcun problema o restrizione musicale abbiamo semplicemente sviluppato
La nostra crescita musicale e la nostra naturale propensione verso la sperimentazione.

In queste atmosfere di contrasto, limpidezza e graffiante oscurità, c’è un brano che vi rappresenta più di tutti?

Diciamo che “Gocce d’assenzio” è il brano che maggiormente si adatta a rappresentarci, un connubio tra potenza e melodia, una struttura musicale che si arricchisce di svariati colori che ben si sposa con l’ArtemisiA pensiero.

Gli ArtemisiA e Gorizia: forse il Friuli è una delle regioni che nell’Indie emerge con meno evidenza ma pienissimo dei suoi significati peculiari dallo spirito di confine alla contemplazione per le atmosfere shoegaze e gotiche. Disegnatemi voi un ritratto della geografia musicale di questa zona…

Il fatto di esser una regione confinante, ha sicuramente il suo peso a livello di contaminazioni, influenze pregne anche di storia regionale dovute a molteplici invasioni che hanno caratterizzato fortemente questa regione. Un popolo che è da sempre stato abituato a pensare più al concreto che al resto, quindi poco incline allo sviluppo di forme alternative che non siano il lavoro. Sicuramente una regione poco “affamata” di musica che viene vissuta spesso come una perdita di tempo e quindi non concede spazi dove poter esprimersi.

Prossimi progetti? Dopo Gocce D’Assenzio su quali nuove frontiere e sperimentazioni vorreste ancora affacciarvi?

Sicuramente promuovere il nostro nuovo cd . Riguardo al dopo, credo che ogni nuovo lavoro dovrebbe portare con se qualche cosa in più rispetto al precedente , quindi, come per “Gocce d’assenzio”, credo non ci porremo alcun limite alla sperimentazione e….. chissà che non  ne esca un lisciorockoperareggae concept!!!

  05 maggio 2010
  da degnidinota.splinder.com di Chiara Marra